24/01/2012
Less is more step 8: Ridurre il consumo di stoviglie usa e getta
Dal mio personale e opinabilissimo punto di vista, l'avvento delle stoviglie monodose potrebbe aver dato il via all'era del consumismo usa e getta tipico di questi decenni. Con il successo di piatti, bicchieri e tovaglioli usa e getta, abbiamo contribuito a rendere matura l'idea di produrre in serie qualsiasi tipo di prodotto con (più o meno) le stesse caratteristiche; ecco quindi che la moda rende vecchi capi nuovissimi indossati una sola stagione, i gadget tecnologici si invecchiano non appena il venditore finisce di battere lo scontrino, gli elettrodomestici hanno un'obsolescenza programmata e tirano le cuoia anzitempo.
Noi, cresciuti con e assuefatti all'uso del piatto da gettare nell'indifferenziata, nemmeno più ci accorgiamo di questo consumismo usa e getta che fa della deperibilità (fisica o morale) di qualsiasi il valore aggiunto numero uno. Se non si sfascia o passa di moda non serve a fare Pil, insomma, ma in un mondo finito e con risorse finite l'usa è getta è pratica scellerata e poco lungimirante.
Abbiamo sempre pensato che il conto di sprechi, inquinamenti e ingiustizie lo pagheranno chissà quali generazioni sperdute nel futuro (un po' come la chimera del sole che prima o poi si spegnerà/esploderà...), ma arrivati a questo punto il conto inizieremo a pagarlo a breve, e se non saremo noi saranno i nostri figli.
Per invertire questa assurda tendenza che ci spinge a riempire di mondezza migliaia di ettari di territorio o quando ci dice male a rilasciare le sue tossiche ceneri nell'aria, il piccolo eco/decrescitore che è in ognuno di noi ha a disposizione delle azioni decisamente significative e di elementare attuazione: eliminare dal suo consumo familiare piatti, bicchieri e tovaglioli "a perdere".
Qualcuno si domanda ancora se sia più conveniente usare la plastica piuttosto che il vetro o la ceramica, ma come dicevamo prima in un mondo di risorse finite buttare ogni giorno nel cassonetto chili di stoviglie è decisamente assurdo.
Facciamo l'esempio di una famiglia di quattro persone che usa stoviglie di plastica e tovaglioli di carta per tre pasti unici (cioè con una sola portata) a settimana:
- una confezione di 100 piatti finirebbe in circa due mesi (con un costo a bimestre di 5 euro)
- una confezione di 100 bicchieri avrebbe la stessa durata (1 euro a bimestre)
- una confezione di 100 tovaglioli di carta finirebbe prima, in un mese, considerando che di tovaglioli di carta ne servono sempre almeno due a pasto (1 euro al mese)
- per le posate in plastica, visto l'uso più sporadico, ne useranno una confezione da 25 al mese (1 euro)
Il totale, a voler essere molto stretti, è di 4 euro al mese per buttare un qualcosa che usiamo 10 minuti al massimo. In realtà, sappiamo che quando iniziamo ad usare l'usa e getta, ci abituiamo poi a renderlo parte integrante della nostra routine, eleggendolo a stoviglia preferita e usandolo quasi tutti i giorni.
E questi sono i costi economici.
Per i costi ambientali, li abbiamo tutti i giorni davanti ai nostri occhi. Le discariche si riempiono costantemente, i piatti e i tovaglioli contribuiscono a far volume e, una volta destinati all'inceneritore, aumentano le loro emissioni di CO2 che vanno ad aggiungersi alle emissioni prodotte per crearli.
L'impatto sulla salute poi non è sempre preso in considerazione. Le stoviglie in plastica sono sicure, o dovrebbero, ma a contatto con pietanze molto calde iniziano ad allentarsi e a "sciogliersi". Difficilmente abbiamo visto un piatto liquefarsi mettendo una minestra al suo interno, ma le sostanze che lo compongono possono entrare a far parte del cibo che mettiamo in bocca, e non è difficile capire che difficilmente il nostro stomaco riuscirà a "digerire" simili ingredienti.
L'uso di un set di piatti in ceramica e di una parure di tovaglioli, unitamente a forchette, coltelli e qualche bicchiere (tutte cose che abbiamo già in casa e che sicuramente non dobbiamo comprare), riesce a ridurre notevolmente il nostro impatto sull'ambiente, e a coloro che sostengono che anche il consumo di acqua e detersivi ha un costo ambientale, possiamo tranquillamente rispondere con le azioni: un uso parsimonioso dell'acqua e la scelta oculata di detersivi assolutamente naturali ci solleverà da questa "grossa" responsabilità di inquinatori folli che ostacolano il progresso dell'usa e getta.
Se iniziamo a dismettere la pratica più che quotidiana dell'usa e getta, la nostra consapevolezza sul valore della merce e delle materie prime potrebbe risvegliarsi, e farci capire che una via d'uscita a questo modello di consumismo c'è ed è facilmente attuabile. Scopriremo inoltre che non c'è molto sacrificio o perdite di tempo nel lavare con acqua calda e sapone i tovaglioli, d'altra parte lo facciamo già per le tovaglie... Oppure, già che dobbiamo lavare pentole e padelle, 4 piatti e 4 bicchieri in più che cosa comporteranno mai?
In compenso, evitare di spendere 4 euro per 12 mesi porterà qualche piccolo risparmio nelle nostre tasche, e l'uso di materiale sicuro e inerte a contatto con il cibo una garanzia di salute in più.
Mai come in questo caso, provare per credere! E di sicuro rimarremo sorpresi :-)
Questo è un interessante resoconto fatto da un circolo: clicca qui
14:23
Scritto da: bibendum3 (Webmaster)
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19/01/2012
Less is more step 7: Crema spalmabile di olive
Questa è un'autoproduzione a prova di pigri o principianti.
La crema di olive, gustosa salsa che può accompagnare qualsiasi piatto o panino, necessita di due semplici ingredienti: olive denocciolate e qualche cucchiaino d'olio.
Mettete in ammollo le olive per togliere eventuali residui di salamoia e per dissalarle leggermente.
Dopo averle scolate, sminuzzarle con un robot da cucina o un frullatore ad immersione aggiungendo se serve olio. Se la quantità lavorata è poca, si può aggiungere olio di girasole o di semi di lino spremuti a freddo, ricchi di proprietà terapeutiche.
A questo punto, la crema è pronta per essere messa in un barattolino di vetro riciclato e consumata nel giro di pochi giorni, avendo cura di riporla in frigo.
Come sempre nelle autoproduzioni, ci sono vantaggi a 360 gradi:
- il costo di olive e olio è inferiore alle creme già pronte che compriamo
- non produciamo rifiuti, in quanto il vasetto di vetro che avevamo in casa lo riutilizzeremo all'infinito
- risparmiamo in CO2, perchè saltiamo il passaggio di produzione in fabbrica e il relativo trasporto
- abbiamo la possibilità di personalizzare il prodotto, aggiungendo ingredienti o arricchendolo con prodotti ricchi di nutrienti
- la crema è fresca e senza sorprese aggiuntive quali additivi e conservanti.
Ancora una volta, piccoli step di decrescita possono davvero essere alla portata di tutti!
10:13
Scritto da: bibendum3 (Webmaster)
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17/01/2012
Leggiamo insieme le etichette: Una bomba di energia...?
Quante volte ci è capitato di sentirci improvvisamente stanchi, scarichi, svuotati, proprio mentre stiamo svolgendo un lavoro o siamo in giro per qualsiasi motivo?
E quante volte abbiamo infilato la mano nella borsa, nello zaino, o ci siamo diretti al bar per acquistare il cioccolatino magico che ci tira su in un attimo?
Il cioccolatino fondente ripieno di caffè concentrato e zuccherato ci accompagna fin dalla nostra gioventù, e pochi di noi hanno mai avuto il piacere di assaggiarlo e verificarne i miracolosi effetti "ristoratori".
Da cosa dipende questo miracolo di energia, questa bomba che in pochi istanti ci dona quella carica in più?
Dal terrificante mix di tre stimolanti: cioccolato, caffè, zucchero.
La capacità eccitante di ognuno dei tre presi da soli è di per sè già elevata: mentre zucchero e cioccolato hanno dei tempi di "rilascio" più lenti, il caffè ha un effetto stimolante molto veloce. Mentre cioccolato e caffè contengono sostanze eccitanti quali teobromina e caffeina, lo zucchero agisce innalzando velocemente i livelli glicemici e provocando reazioni a livello insulinico.
Il mix insieme quindi, è una vera e propria bomba di carica, considerando anche la doppia dose di zucchero (nel cioccolato e nel caffè) e la presenza di caffè concentrato all'interno di un cioccolatino.
Non è ovviamente una droga, ma va a lavorare con delle forti sollecitazioni su tutto l'organismo. E' chiaro che un cioccolatino consumato una tantum non provoca danni, ma il consumo continuo e assiduo non è certamente la via migliore per acquisire energia a lungo termine.
Facciamoci caso: effettivamente quanto dura l'effetto energetico del cioccolatino?
Non è con palliativi altamente eccitanti che risolviamo delle carenze organiche, rischiamo anzi di provocare a lungo andare di peggiorare la situazione e ritrovarci con stanchezze o carenze difficili da risolvere. Di sicuro vale la pena, in caso questi cali energetici si presentino frequentemente, analizzare con attenzione le cause che portano alle carenze e fare un lavoro un pochino più approfondito ma dai risultati duraturi.
Ovviamente se il consumo di questo prodotto è da limitarsi a rarissime occasioni per gli adulti, è da escludersi a priori per organismi in crescita.
Ecco la lista degli ingredienti:
Caffè liquido zuccherato (zucchero, caffè liquido), puro cioccolato extra (pasta di cacao, zucchero, burro di cacao, estratto di caffè, emulsionanti: lecitine (soia); vanillina), puro cioccolato finissimo al latte (zucchero, pasta di cacao, latte intero in polvere, burro di cacao, estratto di caffè, emulsionanti: lecitine (soia); vanillina), burro di cacao, pasta di cacao, lattosio, zucchero, estratto di caffè, emulsionanti: lecitine (soia), vanillina
Come si può notare, il caffè è presente sia come liquido che come estratto all'interno del cioccolato, e lo zucchero è presente in fortissima quantità.
La prossima volta che ci sentiamo stanchi, fermiamoci a prendere una bella spremuta!
16:07
Scritto da: bibendum3 (Webmaster)
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15/01/2012
La guerra tra poveri impoverisce lo spirito
Questo post è nato dalle considerazioni lette in giro a fronte dello sciopero dei tassisti contro la liberalizzazione delle professioni, ma nasce anche dalla realtà quotidiana che ormai porta una popolazione sempre più amareggiata e impotente a una quotidiana, costante guerra fratricida.
Siamo arrivati ad una condizione in cui tutti sono contro tutti, dove chi rivendica un suo diritto acquisito è visto come un mostro di egoismo e la causa dei mali italici, e dove chi non arriva a fine mese spreca le sue ultime energie inveendo contro il vento. E' facile prendersela con qualcun altro, ma di fatto a cosa serve?
Non ci fermiamo mai per metterci nei panni dell'altro, per capire le ragioni di chi protesta. Sebbene anche io abbia il mio tallone d'achille (ce l'ho a morte con il terrificante servizio di trasporto pubblico romano e con gli scioperi a singhiozzo che durano mesi), in questi tempi di crisi i miei organi di contatto iniziano a soffrire per le eccessive lamentele, borbottii, ire altrui.
Per prendere un esempio di questi giorni, sul web e in strada si sprecano i commenti a favore (pochi) e assolutamente contro (molti) la categoria dei tassisti. Per carità, in Italia prendere un taxi è proibitivo, ci sono tanti problemi, capita anche di incontrare operatori sgarbati (su quest'ultimo punto provate ad andare a farvi visitare in una Asl e comparate il livello di... sgarberie). E' anche vero che la consuetudine di passarsi le licenze a caro prezzo prima o poi deve finire: è mai possibile che per avviare un'attività si debba pagare un costo d'ingresso di 100.000 euro? Per aprire un negozio ce ne vogliono la metà, per aprire una partita iva ed entrare nell'informatica non ne parliamo...
Mettiamoci però un solo momento nei panni del povero tassista che ha preso un mutuo e magari ha ipotecato la casa per averlo: un investimento di un certo impegno dall'oggi al domani diventa cenere, fondo perduto, aria fritta.
Ci arrabbieremmo se ci togliessero di punto in bianco 100.000 euro (ad averli)? Come ci sentiremmo poi se la liberalizzazione portasse altri svantaggi dei quali, sebbene ne parliamo nei nostri sofisticati discorsi stile BarSport da super esperti, non sappiamo in effetti molto? Riusciamo a sentire, se ci siamo veramente immedesimati, la rabbia e la frustrazione di chi fa un mestiere che non è per niente facile?
Non è facile immedesimarsi negli altri, ma criticare e recriminare sui comportamenti e la vita delle altre persone porta solo ad inasprire l'attuale situazione di precarietà, incertezza, paura (simulate?) sulla quale pochi privilegiati stanno speculando biecamente. Non c'è nemmeno da prendersela con questi fantomatici burattinai, l'unica cosa da fare come sempre è accendere il cervello e aprire il cuore.
Fermandoci a ragionare, potrebbe venirci in mente che le lotte delle varie categorie potrebbero avere un senso, se ci ricordiamo che chi protesta ha una famiglia, una vita da portare avanti, spese e tasse da pagare e, soprattutto, le sue ragioni. E allora, cosa potremmo fare noi per aiutare questa persona?
Vista la scarsa liquidità monetaria che accompagna le nostre giornate, potremmo offrire la nostra accettazione. Della serie "non è un argomento che mi tocca personalmente ma accetto il tuo punto di vista e le tue ragioni non sono oggetto di critica". Oppure, come nel caso delle manifestazioni sul web a favore delle lavoratrici Omsa, offrire la nostra solidarietà e smettere di comprare prodotti Omsa (se una ditta italiana produce all'estero, paga tasse e stipendi all'estero, che cosa la differenzia da altre aziende estere?).
O, semplicemente, meditare pochi minuti al giorno sul fatto che, per quanto il nostro cervello sia ricco di opinioni su tutto e di giudizi su tutti, tante volte è meglio far uscire queste nuvole grigie che ci ottenebrano e tolgono energie.
In un contesto sociale dove i poveri si azzuffano con altri poveri, le uniche ricchezze che abbiamo sono la nostra energia e i nostri occhi aperti sul mondo. Se smettessimo di dormire e stancarci nel tentativo di ammazzare "Caino", riusciremmo anche ad uscire dalla crisi...
08:01
Scritto da: bibendum3 (Webmaster)
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12/01/2012
Less is more, step 6: L'insalata era nell'orto, ma anche sul balcone
Per muovere i primi passi verso la decrescita e l'autoproduzione non si deve necessariamente compiere azioni eclatanti.
Come già accennato, basta poco per iniziare a riprendere il contatto con la terra e la realtà, e in questo caso quel poco ci darà un sacco di insalata fresca, croccante e ricca di sostanze nutrienti.
Sono sufficienti due balconette e un sacco di terra per seminare o trapiantare piccole piantine di insalata mista (lattuga, lattughino da taglio, misticanza), ma anche rucola. Se vogliamo facilitarci le cose, è preferibile acquistare le piantine e travasarle a 15 cm l'una dall'altra (questo per dar modo alle piante di crescere in dimensioni), avendo cura di travasare anche a 10-15 giorni di distanza per avere la rotazione che ci consentirà di cogliere sempre piante "mature".
Con un poco di pazienza e un mese di tempo, avendo solo cura di annaffiarle e niente altro (proteggerle dal freddo se siamo in climi molto freddi), le tenere piante diventeranno insalate commestibili a disposizione tutto l'inverno.
Se tagliamo la pianta a circa uno-due centimetri dalla base, avremo anche la gioia di veder rispuntare dopo pochi giorni nuove foglie che formeranno altri cespi gustosi.
Come al solito, fare questa esperienza con i bambini li renderà partecipi del meraviglioso processo che trasforma un seme in cibo grazie alla terra, all'acqua e al sole, e ci preparerà ad affrontare step più impegnativi nel corso del nostro cammino.
13:19
Scritto da: bibendum3 (Webmaster)
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