A piede… libero

Mi capita spesso di sentirmi un pesce fuor d’acqua quando, davanti a donne con stiletti di almeno dieci centimetri, io mi presento con le mie scarpe da ginnastica comode e basse. Mi capita anche di sentir dire che indossare calze a rete e tacchi assassini sia una manifestazione di estrema sensualità per una donna, ma io e i miei piedi a papera non ci sentiamo meno sensuali solo perchè indossiamo calzini e scarpe basse.

Ho inoltre, ma l’ho sempre avuta, la forte esigenza di camminare scalza per casa, e quando posso per le strade delle città di mare.

Per questo, la mia “ricerca” di oggi verterà proprio sul piede e sulla necessità che tutti abbiamo di camminare scalzi.

 Brevi cenni anatomo-fisiologici:

– Le ossa costituenti il piede sono 28, un meccanismo perfetto di ossetti e ossicini che si incastrano e si integrano.

– il piede si muove grazie a  e per mezzo di 13 articolazioni

– le articolazioni sono attivate da un consistente numero di legamenti, 15, e alcuni di essi partono dalla tibia e dal perone

– i muscoli coinvolti nel movimento del piede sono 21, alcuni dei quali partono dal ginocchio.

– il piede, attraverso il fitto reticolo vascolare, funge da pompa venosa e consente ad ogni passo il corretto flusso verso l’alto del sangue. Ne consegue che camminare in maniera costretta o sbagliata causa problemi di tipo circolatorio/linfatico e provoca accumuli di liquidi stagnanti (e anche cellulite)

– il piede è anche essenziale per recepire i segnali del terreno, misura le asperità, gli ostacoli, e ci comunica insieme agli occhi che tipo di sforzo fare per affrontare la strada davanti a noi.

Fatta questa premessa, ci sembrerebbe spontaneo capire che tutto questo ben di Dio è stato fatto per essere utilizzato al meglio e per garantirci una corretta circolazione … ma quale meglio gli assicuriamo quotidianamente?

 

E’ evidente che un piede costretto in tomaie più piccole della pianta non ha lo spazio per  il giusto appoggio, così come è evidente che il tacco alto spinge il baricentro innaturalmente in avanti ma soprattutto sposta tutto il peso sull’avampiede, senza quell’alternanza indispensabile per il corretto funzionamento della pompa venosa. E’ chiaro poi che scarpe dure, con suole molto alte, ci impediscono di avere la giusta sensibilità per evitare di inciampare su un gradino o di cadere se calpestiamo un sassolino; vi è mai successo di inciampare con scarpe eccessivamente rigide?

E’ anche logico poi, che le articolazioni, i legamenti, le ossa e i muscoli coinvolti si irrigidiscano e non lavorino più nel modo in cui erano “programmati” per via genetica e attraverso millenni di adattamento; capità così che, alla fine di una giornata nella quale abbiamo indossato stivali fascianti e magari anche alti, ci si senta le caviglie immobili, e dolenti e rigidi  fino ai muscoli glutei. Un caso, forse? No, sono le scarpe che ci costringono a posizioni innaturali… è come se avessimo costretto il nostro apparato motorio in un busto.

E pensare che quando si cammina scalzi il piede dovrebbe espandersi nelle dita, elevarsi sull’avampiede, e molleggiare tornando a terra. Tutto questo, con le scarpe, non ci è consentito: costretti in scarpe che impediscono alle dita di aprirsi, all’avampiede di salire, al tallone di ammortizzare, camminiamo come tanti robottini (o distorciamo la nostra postura per simulare una camminata sexy) usando il piede come se fosse una fetta di pane tostato, per nulla flessibile, tutta d’un pezzo e a rischio di spezzarsi.

Abbiamo mai provato ad esercitare i nostri piedi? Quanti di noi sono in grado di muovere le dita in maniera autonoma le une dalle altre, come se stessimo muovendo quelle delle mani, come fanno i bambini appena nati? Riusciamo a fargli fare tutti i movimenti (torsioni, flessioni, rotazioni) con fluidità e senza doloretti?

Pare che questi esercizi siano fondamentali per il corretto funzionamento fisiologico dell’apparato, e che dovremmo reimparare a muovere piedi che nella loro rigidità hanno perso i loro movimenti naturali.
E qui arriviamo al punto: l’esercizio migliore in assoluto è quello di camminare scalzi, ma non in posti qualsiasi, bensì in ambienti irregolari, con microasperità, dossetti, sassolini, “sabbie mobili”. E l’esercizio più efficace sarebbe quello di camminare su un prato, stare a contatto con la terra per consentire al corpo di scaricare le energie negative (e l’elettrostaticità accumulata) e ricaricarci dell’energia della terra.
Il piede in questo modo riprende il suo ruolo fisiologico di secondo cuore e quello ancestrale di porta attraverso la quale fluisce il nutrimento della madre terra. E’ un modo per riappropriarci delle nostre origini, per radicare (o piantare) i nostri piedi bene in terra; è per questo una pratica che va oltre la funzionalità fisica, ma ci permette di riequilibrarci e di tentare di capire chi siamo da dove veniamo. Per capire dove stiamo andando, beh.. questo lo sa solo il mago Othelma…
Molte persone, più di quelle che pensiamo, fanno del barefooting (camminare scalzi) un’abitudine quotidiana; camminano tranquillamente per la città, per i sentieri di montagna, e in qualsiasi altro luogo liberi da quella assurda costrizione che la nostra società ha eletto a tabù.
Sembra infatti che girare senza scarpe sia sconveniente, sia socialmente improponibile, e che i barefooters siano barboni o hippies che vogliono solo attirare l’attenzione.
Guardiamo con orrore ai loro piedi neri,che però una volta a casa verranno accuratamente puliti e saranno naturalmente privi di cattivi odori, e li deridiamo dall’alto delle nostre firmatissime e conciatissime calzature che, una volta a casa, toglieremo con sollievo spargendo nel frattempo una fragranza al camembert nell’ambiente.
Sembra che andare in giro senza scarpe sia addirittura peggiore di mostrare metri di culo con filetto o ettari di seni senza copertura: quello è permesso, i piedi no.
Sarebbe interessante capire perchè, dal momento che appena 60 anni fa i nostri nonni e genitori vivevano tranquillamente la maggior parte della loro giornata senza scarpe, che usavano solo per le occasioni significative, sarebbe interessante capire perchè nascondiamo i nostri piedi (completamente o parzialmente) alla vista del mondo.
Una risposta forse me l’ha data un’insegnante di Riflessoterapia Podalica: i piedi non mentono mai, guardando un piede si riesce a capire quasi tutto di un individuo, attitudini, pensieri, malanni. E, in un mondo fatto principalmente di apparenza, è dura mostrare chi siamo veramente.

A piede… liberoultima modifica: 2009-02-16T17:00:00+00:00da bibendum3
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4 pensieri su “A piede… libero

  1. ho sempre pensato che chi sa camminare a piedi scalzi,non ha paura di mostrarsi per quello che è,ed oggi ne ho avuto la conferma,i tacchi così come il trucco tendono a celare quelle parti di noi che vorremo fossero diverse!Il ragionamento non fa una grinza!ecco perchè non mi riesce di godermi la sabbia fra le dita dei piedi!!!!devo amarmi di più!
    ciao e buona serata

  2. il mio nonno diceva “per sapere com’è una persona, guardagli le scarpe”. Ora si guardano i piedi. Ci sono due cose però che mi incuriosiscono. Primo, i barefooters come fanno d’inverno con la neve? O d’inverno e basta?. Secondo. Se i barfooters si conciano i piedi in modi terribili camminando senza scarpe, che cosa si può capire di interessante dai loro piedi se non che ci hanno camminato? (senza intenzione polemica, è solo curiosità 🙂

  3. @erbaviola: Intanto grazie mille per il tuo intervento, che mi da la possibilità “spiegare” qualcosa in più.
    In realtà la pratica di “scrutare” il piede e di lavorare su di esso risale ai tempi degli egizi; esiste anche un’arte, la podomanzia, che ha radici in quasi tutte le culture asiatiche. Per il poco che ne so, anche i barefooters usano scarpe, e quindi ritengo che in condizioni estreme potrebbero tranquillamente coprirsi i piedi, tuttavia leggo che molti di loro anche in inverno vanno in giro scalzi o con scarpe aperte.
    Ultimo punto, i piedi dei barefooters. Leggevo in rete che in realtà i piedi non diventano degli zoccoli di cavallo (altrimenti non riuscirebbero più ad avere la mobilità e l’elasticità necessarie per compiere tutti i movimenti), ma si formano degli ispessimenti solo sui talloni e sull’avampiede, ispessimenti che però vengono rimossi regolarmente. La parete dell’arco plantare, ad esempio, non tocca terra, la conformazione del piede esprime appieno il suo stato, la posizione delle dita indica altri aspetti (morfologici e di postura, oltre che di patologie). C’è tanto da scrutare in un piede, sia esso di un BF che no.
    Devo dire inoltre che mi è capitato di vedere dei piedi abominevoli, con dita bitorzolute, con calli di tre cm e vesciche e ferite ovunque. Piedi scalzi? No, costretti semplicemente in scarpe che non sono affatto adatte alle donne (e agli uomini).

  4. Ho costretto i miei piedi da giovane in scarpette minuscole, senza contare le ore e ore trascorse con le scarpe a punta da danza classica… Risultato? Ho dovuto bandire i tacchi dalla mia vita a causa di una infezione cronica alle cartilagini delle dita dei piedi. Adesso non posso portare tacchi più alti di 4-5 cm. Mi sono a tal punto abituata a questa comodità che mi fanno impressione e non più invidia certe donne con tacchi a spillo da 10-12 cm che mi fanno sembrare una botolina!!!
    Ma come fanno? ma non hanno i piedi massacrati a fine giornata?
    Forse seguono quella filosofia un po’ masochista che dice che la vera felicità è togliersi la sera un paio di scarpe strette…
    In inverno no, però in primavera estate sono praticamente sempre scalza. Mi piace molto camminare sull’erba e sulla sabbia…
    Un abbraccio
    Francesca

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