L’uso delle parole nella pubblicità e nella comunicazione poco ecologica

Questo inizio di autunno, anzichè regalarci i dolci frutti della natura, ci sta offrendo dei succosi spunti per capire quanto la pubblicità stravolga il significato delle parole e generi confusione nella pubblica opinione.

Se tempo fa parlai di una reclame radiofonica nella quale ci si vantava di essere delle “fashion vittime” (cioè persone che subiscono passivamente dei danni dalla moda), oggi è salita agli onori delle cronaca la discutibilissima pubblicità di Enel, che ci vuole tutti guerrieri.

Simone Perotti  (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/28/cara-enel-io-non-sono-guerriero/726545/) offre una eccellente riflessione su come certe pubblicità tendano a svilire le persone e inquadrarle in tristi cliché, piuttosto che a trasmettere un messaggio di disperazione e  rassegnazione.

“Siamo i guerrieri della notte e delle sei di mattina, del sottosuolo, dei posti in piedi, delle tangenziali, alle prime armi, in trincee di scaffali, di scartoffie, del lavoro, dell’amore (che non guasta mai citarlo, visto che la rima cuore/amore cattura l’attenzione del pubblico da ormai 150 anni)”

Questa pubblicità usa in maniera molto impattante la parola guerrieri, ripetendola all’infinito per fissare bene il concetto che ogni giorno ognuno di noi è in lotta continua e costante contro le azioni che compie.

Il significato della parola guerra è :

contesa, discordia, questione. E ancora confondere, scompigliare (riferito al significato originario della parola tedesca warre che significa mischia, zuffa).

Azione di eserciti nemici, che si offendono in ogni guisa , avendo per fine la vittoria; o ancora, dissidio tra due Stati i quali non potendosi definire per via di giustizia, si definisce per quella delle armi. (fonte: etimo.it)  

Niente di buono o gratificante quindi, dal momento che i guerrieri sono gli attori di una serie di eventi che distruggono l’armonia, la cooperazione, la comprensione del prossimo ma anche di loro stessi.

Noi saremmo guerrieri, secondo la pubblicità, per il semplice fatto di ubbidire a un sistema che ci aliena in corsie di luci artificiali piene di additivi o in code interminabili in autostrada, e volendo continuare a citare gli esempi sarebbero innumerevoli.

E qui l’Enel si sbaglia, perchè confonde i pecoroni (senza voler offendere gli ovini) che giocoforza sono costretti a fare una vita di ubbidienza al sistema con la possibilità infinita di azioni che gli stessi possono compiere nell’arco intero di una giornata (o di una vita).

 

Noi non siamo guerrieri, non siamo in lotta con il vicino di fila o con il pendolare che tenta di fregarci il sedile in metro. Siamo molto di più.

E quando la pubblicità utilizza parole fighe che richiamano miti hollywoodiani o battaglie del passato, pensiamoci duecento volte prima di identificarci e incasellarci in definizioni che ci tolgono energie, fantasia, vita.

 

Make love not war   😀

 

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L’uso delle parole nella pubblicità e nella comunicazione poco ecologicaultima modifica: 2013-10-01T11:18:00+00:00da bibendum3
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